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Riferimenti

Hotel Delle Arti a Cremona

Francesco Pagliari

Trasformare in un’architettura alberghiera di qualità innovativa un lotto dalla stretta fronte sulla cortina urbana e dalla gran profondità, non è impresa progettuale di ordinaria amministrazione. Quando poi questo proposito si attua nel tessuto urbano di una città dalla bellezza seducente ma discreta come Cremona - in una zona a poche decine di metri dal centro monumentale maggiore, Duomo, Battistero, Torrazzo, una gran piazza -, l’impresa diviene ancor più rilevante.

Progettare innovando, con sensibilità e finezza, tenendo d’occhio la cultura architettonica contemporanea e fondando il discorso d’architettura sui principi della ragione sperimentale, adeguata ai tempi d’una tecnica che deve farsi per forza più leggera e sinuosa, mostrarsi senza essere prevaricante né invadente: agli architetti Giorgio Palù e Michele Bianchi - forse per una volta “profeti in patria” - questo gioco sottile riesce pienamente. Lo svantaggio irrimediabile di un lotto da antico fondaco mercantile viene trasformato in un sorprendente elemento di qualità. La pianta diviene una “C” allungata e addossata a tre pareti perimetrali, lasciando libero e accettando il muro di confine su uno dei lati maggiori del quadrilatero: si  forma una corte chiusa che deve però offrire un nuovo paesaggio urbano alle stanze d’albergo che vi si affacceranno. E qui gioca una lontana memoria della trasparenza dell’architettura di Jean Nouvel, evidenza programmatica che assicura leggerezza e forza comunicativa, che apre nuovi orizzonti della qualità facendo interagire gli incerti confini del vivere odierno. La corte interna dell’Hotel Delle Arti diviene uno spettacolo urbano da frequentare, una “macchina” comunicativa che si sostituisce a impossibili - o negate - prospettive sull’antica magnificenza della città di Cremona.

La struttura in pilastri d’acciaio che sembrano colonne brunite serve per procedere (secondo la tecnica denominata a struttura e rivestimento, incernierandosi verticalmente ed orizzontalmente come bracci di telai cui appendere il ”rivestimento”, senza impiego di materiali edilizi pesanti, voluminosi e “umidi” come cementi e malte) ad un’operazione di “smaterializzazione” del perimetro interno costruito: l’intera corte si descrive come un rispecchiamento di pareti vetrate, completamente realizzate in ottone, dall’orditura agile ed efficace, che guardano e sono osservate. La vita entra e lavora come in una partita di domino, tende scorrono, luci si illuminano, si compone una scacchiera casuale degna di un’opera artistica del quotidiano, e la quarta parete, quella del muro di confine un po’ grezzo e regolato dalle colonne ascendenti degli impianti tecnici, si movimenta in uno spettacolo di una realtà immaginata, con proiezioni che informano, interloquiscono, fanno sognare, in una comunicazione mediatica che si rifrange sulla segmentazione delle vetrate alle stanze. E’ bello il ritmo delle orditure brunite in ottone, è bello vedere che la grande architettura del Centro Congressi di Lucerna (certo, ancora Jean Nouvel) trova declinazioni di riferimento per sopperire a difficili situazioni progettuali, per farsi invadere da una presa di coscienza di mutati rapporti fra interno ed esterno degli edifici, fra luce del sole e varianza geometrica delle luci artificiali.

Il vivere segreto di questa architettura a Cremona si imposta fin dall’ingresso, poiché la parete della cortina edilizia è l’unica sopravvissuta della precedente costruzione, completamente svuotata al suo interno ( e quello che potrebbe sembrare elemento negativo si trasforma nella radice d’un intervento che innalza la qualità dell’architettura, fra ragione tecnica e ragione compositiva nella proposizione delle planimetrie) e si configura come un austero portico, una bussola d’ingresso immateriale - tanto più elegante, quindi, perché non esiste - per separare la strada, pur tranquilla, dal divenire delle “arti” in un albergo, fornito d’ogni attrezzatura possibile ed immaginabile. I tre fornici rettangolari, dilatati in altezza sulla fronte dell’albergo, contraddicono di fatto la cortina della via. Basta questo per annunciarsi (insieme a una coloritura di forte presenza, sfumando verso l’alto un nero intenso allo zoccolo). Al di là del “portico” accessibile, la visuale si arricchisce e tutto cambia: doppia altezza dell’ambiente di accoglienza, una leggera ed elegante passerella collega il lato delle stanze alle postazioni “mediatiche” ed informative al primo livello di piano, e lo sfondo parla di scorci vetrati sulla corte interna, creando una prospettiva allungata sul nucleo vitale dell’albergo. Nello stesso tempo il dettaglio disegnato a rivestimento metallico microforato emerge accanto a quello squarcio proiettivo sulla corte interna, nel gioco variato di luminosità propria ed effetti riverberati. Lo sguardo si appoggia sulla “dolcezza” di questo settore del fondale, che accompagna (e forse nega) la sezione vetrata: l’orditura contro gli effetti casuali d’uno schema percepibile soltanto a distanza ravvicinata. E’ l’attenzione al dettaglio e al progetto della qualità - quella vera -, che non si accontenta di dichiarazioni indimostrabili, ma rende necessaria la propria esistenza nel momento in cui si osservino da vicino, giorno per giorno, piccole parti di bellezza e di accuratezza. Ed è questa composita ma rilevante densità di attenzione  che anticipa il trattamento, scenografico nel senso - positivo - di creare un ambiente ex-novo con i mezzi del disegno, che si va a realizzare per corridoi di distribuzione e stanze d’albergo. I colori e i rivestimenti segnano progressioni di luminosità (e forse l’unica nota dissonante risiede nella coloritura dei corpi scala, troppo dimessa e priva di connessione con l’éclat dei corridoi), formano un vero “ambiente” che prosegue l’intento di innovazione: il lato sinuoso di parete del corridoio contiene l’impiantistica e si contrappone - per contrario motu - all'incannicciatura di una sorta di boiserie metallica dal ritmo concitato che contiene gli accessi alle stanze, evidenziati soltanto da piccoli cubi luminosi sovrastanti le porte, pressoché annegate ed indistinguibili nella sequenza di parete. Dettagli, certo, come quelli che fanno sfumare, piano per piano, i colori in cadenze sempre più decise; come il decoro ligneo a cornice sulla parete per le luci nelle stanze; come l’intensità del rapporto dall’interno delle camere con quella parete vetrata in ottone che governa la razionalità dell’intero progetto ed è come se stesse sfiorando, in leggera eleganza, la struttura.

Verrebbe il desiderio che questi concetti venissero trasferiti dalla residenza “temporanea”, quale è un albergo, alla residenza quotidiana, pensando all’arte che vivificherà, insieme all'architettura, un Hotel intitolato alle “Arti” e rammaricandosi che la spettacolosa visione del Torrazzo, che si eleva nel cielo quasi senza appoggio terreno, sia visibile soltanto da angusta apertura di un locale d’impianti tecnici e non sia invece proposta al godimento dell’intera città, attraverso un luogo espositivo permanente.

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Edificio

Proprietario: 
Società SIGRO s.r.l.
Data di completamento: 
2002
Paese: 
Italia
CAP: 
26100
Città: 
Cremona
Via: 
via Geremia Bonomelli 8
Luogo: 

Categorie

Applicazioni: 
Facciate/pannelli
Finestra
Tipo di edificio: 
Hotel e strutture ricettive
Rame utilizzato: 
Ottone
Proprietà: 
Riqualificato

Architetto

Nome / Studio: 
Giorgio Palù & Michele Bianchi architetti
Indirizzo / descrizione: 
via Trecchi 20, 26100 Cremona

Contractor per il rame

Indirizzo e descrizione: 
Impresa Appaltatrice: Rossini costruzioni S.r.l. , via Bergamo7/a, Casalbuttano (CR); Curtain wall: ASTEC Sr.l. via dell'Artigianato 30, Dosson di Casier (TV); Impianti termotecnici: Nuova impianti S.p.A., via Tonani 33, Malagnino (CR); Progetto illuminotecnico e arredo: Giorgio Palù & Michele Bianchi Architetti, via Trecchi 20, Cremona; Fornitura illuminotecnica: Krol S.r.l., Piazza Risorgimento 23 Cremona.

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Marco Crespi
Descrizione: 

Cremona, via Palestro n° 10

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