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Diesel Headquarters a Breganze (VI)

Studio Ricatti

“La Società Diesel, storico brand che ha esportato la filosofia dei jeans in tutto il mondo” nel quadro del processo di espansione ha deciso di raggruppare le principali funzioni aziendali di tutto il Gruppo, prima sparse nel territorio della provincia di Vicenza, in un nuovo quartier generale.

L’estetica e la funzionalità degli spazi lavorativi erano gli elementi di attrattività richiesti per fare della propria organizzazione uno dei migliori “great place to work”. Si doveva favorire una riconoscibilità specifica della personalità aziendale: c’era bisogno in questi luoghi di sapere intercettare la contemporaneità e l’innovazione magari rischiando rispetto ad un gusto più accettato, ma sicuramente più ingessato. L’ambiente lavorativo dei talenti è la casa delle idee e se è vero che il Made in Italy deve puntare su creatività e cambiamento, la considerazione più elementare è stata di concentrare l’attenzione sul nuovo nel posto dove il lavoro anche intellettuale si esprime per 8-10 ore al giorno. Sostanzialmente Diesel è stata obbligata ad essere pioniere anche nello spazio lavorativo per le sue risorse umane.

Particolare attenzione è stata conferita al rapporto tra i progettisti incaricati e la Direzione Diesel che ha individuato un proprio responsabile per monitorare lo sviluppo del progetto.

Tutte le decisioni relative al progetto, dalla dimensione delle diverse unità funzionali, alla scelta dei materiali, alla contiguità e interdipendenza delle diverse attività, sono state discusse dai progettisti incaricati con il Diesel Creative Team di Diesel, che ha sviluppato il concept del progetto degli interni.

Lo studio propedeutico di space planning e dell’analogo studio logistico è stato finalizzato alla raccolta, all’analisi e al trasferimento al progettista architettonico delle esigenze Diesel, da considerare come base per la predisposizione del Master Plan e le successive fasi di progettazione. In sintesi, sono stati definiti i piani industriali e orizzonti temporali di riferimento, organigrammi, spazi, fabbisogni, aree di lavoro, ausiliarie, ancillari insieme ai criteri d’uso dello spazio, standards d’occupazione e criteri funzionali quali adiacenze, schemi di flusso, funzionali e relazionali. Lo studio, trasmesso al progettista, si è spinto fino a proporre i criteri di modularità e di flessibilità, obbligando un modulo di pianificazione,comune denominatore degli standard d’uso dello spazio, pari a 135x135 cm. Il fabbisogno totale dello spazio, calcolato nel progetto, è stato direttamente collegato a questo modulo, su cui si è anche verificato il budget di investimento. Tale modulo ha influenzato lo sviluppo tipologico dei corpi di fabbrica a tripla manica degli uffici per la sua efficienza, flessibilità d’uso e ripartizione ottimale fra spazi di lavoro e di supporto ancillare.

Determinante per il successo del progetto Diesel è stata quindi questa pianificazione razionale delle esigenze, raccolte in un documento di pianificazione dimensionale che oltre alle componenti urbanistiche e di connessione con il luogo, è stato tra i fattori di influenza che hanno agito sul progetto.

Il nuovo Diesel Headquarters è stato realizzato in un’ ex area industriale (fabbricato Moto Laverda in Breganze) recuperando quindi il terreno occupato da un’industria meccanica del luogo, in un lotto di terreno di circa 90.000 mq. Si compone essenzialmente di cinque complessi edilizi principali: edificio uffici, edificio magazzino/museo, edificio auditorium, edificio asilo, edificio centrale tecnologica/guardiania. Le attività principali ubicate sono:

- Magazzino ricevimento e spedizione materie prime e campionari;

- Magazzino archivio storico (“Museo”);

- Parcheggi privati coperti e scoperti;

- Blocco uffici su tre livelli fuori terra ed un livello tecnico al piano interrato;

- Fitness center, campo da squash e campi di calcetto;

- Ristorante aziendale e cucina;

- Showroom;

- Auditorium multifunzionale e foyer per eventi;

- Centro Elaborazione Dati;

- Asilo nido e scuola materna;

- Guardiania ed ingresso principale;

- Centrali tecnologiche.

Forma e dimensione del lotto, vincoli prescritti dalle norme urbanistiche ed edilizie, dati di input, hanno indirizzato l’impostazione generale del complesso edilizio, la cui disposizione, rispetto al lotto, è originata dal grande asse di penetrazione a sud che si stacca dalla strada provinciale che perimetra ad est l’area. Su quest’asse si organizzano gli ingressi carrabili e pedonali. L’accesso mediano imposta un percorso in direzione sud-nord che divide le due aree del sistema organizzativo aziendale: a ovest quella dei magazzini con i relativi piazzali di manovra, a est quella degli uffici, anche se al secondo e al terzo livello gli uffici si estendono con due collegamenti aerei a nord e a sud, sovrapponendosi in parte ai volumi dei magazzini.

Il nuovo complesso non vuole essere solo una risposta adeguata alla sua utilizzazione, ma si apre anche alle situazioni esistenti sul luogo, dove alle regole chiare dello spazio rurale, si aggiungono nuove regole e nuovi materiali: capannoni, case isolate, orti, giardini, spazi legati alle infrastrutture. Qui il territorio è entrambe le cose: città e campagna. Due mondi che si escludono quanto si attraggono, sollevando la questione principale che attiene la riconoscibilità di una società paesaggistica, che per il progetto è quella che si ritrova attorno a un’idea di benessere, fondato su un migliore contesto di vita. Questa condizione del luogo è deliberatamente assunta – e anzi riscattata – enfatizzando l’identità del progetto in senso “urbano”, tramite una complessa articolazione di spazi autonomi ma, al contempo, collegati. La soluzione è basata su un impianto planimetrico razionale e rigoroso che gerarchizza gli spazi di natura comunitaria: la hall-reception, la mensa-bar, la palestra, l’auditorium; gli spazi di natura privata: gli uffici e i magazzini. A tale gerarchia corrisponde una articolazione di pieni e vuoti che consente il contenimento dei volumi e delle masse a favore di un’architettura leggera, in cui quel che si costruisce –innanzitutto con luce ed ombra – sono i luoghi di mediazione tra spazio esterno ed interno.

A partire dall’accessibilità al lotto e già con la viabilità interna, il progetto lavora morfologicamente sulla sezione del terreno dell’area rispetto alla quota media dell’asse di penetrazione a sud, cosicché la quota del piano degli ingressi come dei parcheggi, è posta a 3,50 metri inferiore e la quota piano terra del magazzino è a quota stradale con il piazzale di carico/scarico 1,20 metri inferiore.

Questa operazione ha permesso di ottimizzare lo sviluppo verticale dei volumi in riferimento agli ambiti delle massime altezze omogenee ammesse dai parametri urbanistici e di prevedere per gli spazi esterni interventi diversi che hanno previsto la modellazione del terreno per un’articolata morfologia: corti interne quali luoghi di relazione, fulcro energetico e insieme luoghi contemplativi; definizione del margine quale mediazione col contesto attraverso relazioni visive e filtro protettivo; campi sportivi per svago e dinamicità integrati col contesto; infine ricchezza vegetazionale, caratterizzazione degli ambiti dei rapporti percettivi; giardini pensili con valore contemplativo, ma anche ecologico degli edifici.

L’impianto planivolumetrico che organizza l’agglomerato dei nuovi volumi multifunzionali, si sovrappone, ordinandola, alla rete dei flussi per e da le aree a specificità diversa, che al piano terra presenta il più alto livello di complessità dato il sistema differenziato delle entrate e uscite, suddivise in pedonale e carrabile, per visitatori/clienti, dipendenti, Tir e merci, aree di parcheggio coperte e scoperte, aree di carico e scarico. Queste aree, a specificità diverse, sono integrate nella modellazione del terreno (cortili capaci di facilitare l’orientamento e i flussi di distribuzione e di determinare chiare polarità di accesso) costituendo la base che si relaziona con il sito e diventa incrocio tra sostenibilità ambientale e valore paesaggistico, mentre i volumi si muovono liberi, in buona parte sospesi sul suolo, come richiesto dal programma funzionale. I volumi, semplici scatole con“massimo di programma e un minimo di architettura”, sono montati e accostati innestando una dinamica anche percettiva che ne diluisce l’effetto della massa orizzontale. La scala dell’intervento che è quella di soddisfare tanto le necessità che si producono a livello individuale, quanto le condizioni spaziali richieste per circa un migliaio di addetti, recupera la valenza iconica dell’edificio che da lontano offre al visitatore una complessità spaziale che riflette quella del programma.

Il trattamento delle pareti coinvolge un’articolazione di materiali per rivestimenti con rapporto tra pieni e vuoti a formare una forte fluidità ed ampie vetrate. Il rivestimento in rame, le superfici vetrate visive o traslucide in policarbonato e il rivestimento in fibrocemento, fanno in modo che l’architettura sia molto più immediata, diretta, percepibile, attraverso la sperimentazione cinestetica di chi la contempla (geometria, colore, spazio), in quanto essa sembra imporsi in primo luogo per la rigorosa materialità dei suoi volumi che si stratificano e sovrappongono a seconda dei suoi materiali. L’attacco a terra, in parte svuotato e in parte vetrato, come le superfici vetrate del piano ultimo e quelle traslucide del volume del museo sopra il magazzino, concedono indeterminatezza e sospensione, smaterializzando la consistenza volumetrica dell’edificio.

La concezione dell’intero complesso si collega strettamente alla sostenibilità che si è espressa valutando il suo impatto sull’ambiente e del comfort degli occupanti, attraverso l’analisi del sito, dell’utilizzo delle acque, della sostenibilità energetica, dell’utilizzo dei materiali, della qualità dell’aria-ambiente. Il risultato finale si è concretizzato nel realizzare un complesso terziario all’avanguardia per soluzioni tecnologiche utilizzate (impianto fotovoltaico, tetti verdi, impianto di trigenerazione, recupero delle acque meteoriche), per le strutture e le finiture civili (solai con materiale alleggerito, parti opache e trasparenti esterne altamente performanti), per i sistemi centralizzati di gestione e controllo (gestione del sistema di ombreggiamento con tende esterne avvolgibili e pannelli schermanti in legno orientabili), e per il controllo delle condizioni interne di comfort ambientale (locali con bassi livelli di pressione sonora ed isolati, diffusione dell’aria con travi fredde, riscaldamento delle aree di maggiore estensione con pannelli radianti). Tutto ciò ha permesso di ottenere la classificazione energetica in classe A, rilasciata dal Politecnico di Milano che ha fornito la propria consulenza sugli aspetti di certificazione energetica.

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Edificio

Proprietario: 
Diesel SpA
Data di completamento: 
2010
Paese: 
Italia
CAP: 
36100
Città: 
Breganze
Via: 
via dell'Industria 4/6
Luogo: 

Categorie

Applicazioni: 
Facciate/fascia
Tipo di edificio: 
Uffici
Rame utilizzato: 
Naturale
Proprietà: 
Nuovo

Architetto

Nome / Studio: 
Arch. Pierpaolo Ricatti - Studio Ricatti
Indirizzo / descrizione: 
Corso Palladio 25 36100 Vicenza, Italia Tel/Fax +39 0444 323923; info@studioricatti.com;

Contractor per il rame

Titolo: 
Engineering Projects
Indirizzo e descrizione: 
Jacobs Italia SpA – Cologno Monzese (Milano) - Italy

Concorsi

Stagione: 
2011

Find out more

Marco Crespi
Descrizione: 

Dimensioni del progetto:

superficie fondiaria: 87.000 m2

superficie coperta: 27.300 m2

volume fuori terra: 350.000 m3 

superficie complessiva Uffici: 35.500 m2

superficie complessiva Magazzino/Museo: 12.500 m2

superficie parcheggio coperto: 10.500 m2

superficie Auditorium/Asilo/CT: 4.850 m2

postazioni di lavoro 1.000

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